Sospensione mutui prima casa

23/03/2020

Con il decreto «cura Italia» (18/2020) il Governo ha incluso tra i beneficiari della sospensione dei mutui sulla prima casa, che era stata già concessa ai lavoratori per i quali l’attività era stata sospesa o era stato ridotto l’orario di lavoro per almeno trenta giorni, anche ai lavoratori autonomi, i quali potranno richiederla certificando di aver subìto perdite su base trimestrale pari al 33% del fatturato. Può presentare domanda il proprietario di un immobile adibito ad abitazione principale, titolare di un mutuo contratto per l’acquisto dello stesso, di importo non superiore a 250.000 euro, il cui ammortamento dura da almeno un anno al momento della presentazione della domanda, incluso chi è in ritardo nel pagamento delle relative rate, purché il ritardo non superi i 90 giorni consecutivi.

Non servirà l’Isee per accedere al fondo, essendo sufficiente un’autocertificazione per le partite Iva che dovranno dichiarare di aver registrato (sulla base delle dichiarazioni Iva) in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020 un calo del proprio fatturato superiore al 33% del fatturato risalente all’ultimo trimestre 2019, a causa delle restrizioni operate per contenere l’emergenza da coronavirus. Per chi ha subìto una riduzione dell’orario di lavoro o la sospensione dall’attività è atteso un decreto attuativo del Mef. A certificare la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro servirà in entrambe i casi un attestato del datore.

E’ comunque opportuno valutare la reale convenienza della moratoria. Per la durata della sospensione, infatti, il fondo pagherà alle banche, al posto dei mutuatari, solo il 50% della quota dei mancati interessi maturati sulle rate non versate. Il restante 50% degli interessi maturati durante la sospensione resterà a carico del titolare del finanziamento. Finita la sospensione il mutuatario riprenderà (applicando i tassi che ci saranno in quel momento) a pagare le rate, partendo dalla quota capitale residua.